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Email marketing non è morto ecco perché lo stai usando nel modo sbagliato (e come rianimarlo)

Oggetti che spaccano: subject line che si aprono da sole

Un oggetto che spacca non e una scintilla casuale, e il biglietto che invita il lettore a entrare. La soglia si decide in pochi secondi: curiosita, valore e una promessa chiara e realizzabile. Smetti di inseguire la viralita astratta e concentrati su quello che succede dopo l apertura. Semplice, specifico, irresistibile e onesto.

Metodi concreti che funzionano: usa numero e beneficio per dare concretezza, urgenza misurata per muovere all azione, e personalizzazione che non sembra forzata. Aggiungi parentesi o bracket per bonus vistosi e prova un emoji solo quando il tono lo richiede. Esempi pratici che aprono lettori: 40% risparmio oggi, Ultime 24 ore per accedere, Anna, una idea per il tuo sito.

Non lasciare tutto al caso: testa sempre. A/B test due varianti per almeno 48 ore, confronta open rate ma focalizzati sulla conversione finale. Cura anche il preview text: spesso e quello che completa la promessa dell oggetto. Sperimenta mittenti diversi: il nome di una persona spesso genera piu fiducia di un brand anonimo.

Regola pratica per partire subito: mantieni oggetto sotto 60 caratteri, apri con verbo attivo, includi un beneficio chiaro e non mentire. Crea cinque subject diversi per la prossima campagna, manda due versioni e tieni quello che converte. Ripeti, affina, e vedrai le tue email tornare a respirare.

Segmentazione da fuoriclasse: messaggio giusto, persona giusta, momento giusto

Smetti di sparare email a caso: la segmentazione è il bisturi che trasforma lo spam in conversazioni. Quando il messaggio arriva alla persona giusta nel momento giusto, i numeri lo mostrano subito—aperture, click e conversioni scalano perché il contenuto sembra fatto su misura, non lanciato a caso da un megafono.

Parti dalle basi e costruisci in modo pragmatico: segmenta per comportamento (aperture, click, acquisti), per stadio del cliente (lead, primo acquisto, cliente abituale) e per valore (LTV o ticket medio). Non serve creare cento liste: 3 segmenti ben pensati spesso battono 30 mediocri. Definisci regole chiare e automatizza i passaggi.

Il tempismo è parte della personalizzazione. Attiva trigger come abbandono carrello, welcome series, promemoria post-acquisto e riattivazione a 30/60/90 giorni; rispetta fusi orari e prova la send-time optimization. Le email transazionali sono oro: usale per up-sell, cross-sell e consolidare la relazione.

Adatta oggetto, preheader e call-to-action ad ogni segmento. Cambia l'invito all'azione: per chi ha abbandonato usa "Riprendi il carrello", per chi è cliente fedele offri uno sconto esclusivo. Inserisci contenuti dinamici e merge tag per sembrare umano e rilevante invece che generico.

Meglio misurare e tagliare che accumulare iscritti inutili: monitora CTR, conversion rate e tasso di disiscrizione per segmento, testa versioni diverse degli oggetti, e lancia una mini-campagna di re-engagement prima di cancellare. Itera, pulisci la lista e ricorda: la segmentazione non è un lusso, è la strategia che riaccende l'email marketing.

Automazioni che vendono mentre dormi: dal benvenuto al carrello abbandonato

Non serve essere sveglio alle 3 di notte per vendere: basta un flusso ben pensato. Inizia con un messaggio di benvenuto che non sembri un manuale aziendale, continua con nurture personalizzati e finisci con una sequenza che recupera i carrelli abbandonati senza risultare insistente.

Per costruire automazioni che convertono, mappa il percorso cliente: trigger (iscrizione, prima visita, aggiunta al carrello), variabili (prodotti visti, valore medio, channel) e timing. Regola la frequenza: un benvenuto istantaneo, reminder carrello entro 1 ora, follow-up a 24 e 72 ore.

Scrivi copy che parla come un amico smart: oggetto breve, preheader che incuriosisce, corpo con prova sociale e call-to-action chiara. Usa contenuti dinamici (prodotti consigliati), codici temporanei e immagini reali: la personalizzazione aumenta aperture e click più delle offerte generiche.

Non dimenticare i test: A/B su oggetto, ora di invio e sequenza. Misura revenue per automation, tasso di recupero carrelli e valore medio dell'ordine. Pulisci le liste inattive e scala i flussi vincenti, perché l'automazione intelligente impara e migliora.

Se vuoi vedere l'effetto dei numeri anche sui social e alimentare meglio le tue automazioni con più prova sociale, prova a ottenere subito reali Instagram followers e osserva come cambia il rendimento delle campagne.

Design anti-spam: email leggere, leggibili e irresistibili su mobile

Su mobile la differenza tra una newsletter che arriva nella posta in arrivo e una che finisce nello spam sta spesso in una riga di codice e qualche megabyte: HTML pulito, immagini ottimizzate e testo leggibile. Taglia il superfluo: niente layout complessi, CSS inline minimo, font di sistema e un solo font-size dominante per corpo e titoli. I client mobili amano semplicità.

Segue una mini-checklist pratica:

  • 🚀 Velocità: comprimi le immagini, limita gli script e mantieni il payload sotto i 100–200 KB.
  • 🐢 Leggibilità: usa 16px per il corpo, line-height 1.4 e contrasti alti per leggere senza zoomare.
  • 🔥 Compatibilità: preferisci layout basati su table semplici e testa su client reali come Gmail e Apple Mail.

Usa preheader intelligenti e CTA chiarissime: pulsante grande, con spazio intorno e testo action-first. Aggiungi sempre una versione testuale e attributi alt per le immagini; molti client bloccano le grafiche di default, quindi il messaggio deve funzionare anche senza immagini.

Infine, misura e pulisci: open rate non è tutto, guarda tempo di lettura e click reali. Automatizza A/B test su oggetto e contenuto, depura il codice regolarmente e riduci il peso delle email: meno codice = meno probabilità di finire nello spam e più chance che la tua audience apra, legga e risponda.

Metriche che contano davvero: smetti di fissare il tasso di apertura e punta al fatturato

Se continui a giudicare le campagne dalle aperture hai preso la strada del monumento ai bei numeri che non pagano le bollette. L apertura serve a capire la riga di oggetto, non il valore. Passa da una mentalita da spettatore a una da imprenditore: ogni invio deve poter dimostrare quanto denaro genera, non quanto scalpore crea.

Metti nella tua dashboard metriche che pesano: tasso di conversione verso l acquisto, ricavo per destinatario (RPR), valore medio ordine (AOV), lifetime value dei segmenti e ritorno sull investimento email. Calcolo rapido: RPR = totale ricavi attribuiti / numero di email inviate. Quella singola cifra ti dice piu del 99% dei tassi di apertura.

Come spingere quei numeri? Segmenta per comportamento, non per etichetta: acquirenti recenti, abbandoni carrello, inattivi con valore storico. Allinea oggetto, preheader e landing page alla promessa: congruenza aumenta conversione. Traccia con parametri UTM e server side tracking se il pixel perde dati. Automatizza flussi che generano ricavo prevedibile, non solo newsletter una tantum.

Imposta obiettivi semplici e misurabili: aumenta il RPR del 20% in tre mesi oppure fai crescere il valore medio ordine del 10% su specifici segmenti. Scegli due test al mese: offerta, copy o landing. Se un esperimento alza il ricavo, scala. Se vuoi rianimare realmente l email marketing, smetti di inseguire aperture e inizia a contare euro veri.

Aleksandr Dolgopolov, 06 January 2026