Se i tassi di apertura sono bassi pensi subito che la colpa sia dell'inbox, del provider o del momento della giornata. In realtà spesso la radice del problema è un'altra: mandi email senza obiettivo, senza mappa del cliente e senza un perché convincente. L'email non è un megafono da usare una volta ogni tanto, è una conversazione continua: se parli sempre di te e mai di come risolvi un problema, nessuno ti ascolta.
Errore comune: trattare la lista come un blocco unico. Segmentazione, timing e proposta di valore sono scelte strategiche, non dettagli estetici. Molte squadre confondono deliverability con rilevanza: la mail arriva, ma non convince. Altri segnali che manca la strategia? Nessun test A/B serio, assenza di sequenze di benvenuto, contenuti generici che mascherano offerte confuse. Prima di cambiare piattaforma, chiediti che mestiere vuoi far fare all'email nel tuo funnel: acquisire, nutrire o vendere?
Come tradurre tutto questo in azioni pratiche: definisci l'obiettivo di ogni invio, crea micro-flussi per ogni momento chiave (benvenuto, carrello abbandonato, riattivazione), imposta regole semplici di segmentazione (recency, frequency, monetary) e usa la personalizzazione vera — non solo il nome. Frequenza e ritmo si decidono sui dati: più valore = più permesso di inviare. Usa contenuti modulari per riutilizzare asset e velocizzare le iterazioni; imposta KPI chiari e una cadenza di test settimanale.
Finisci con un esperimento: scegli tre segmenti, lancia due versioni della stessa campagna per 7 giorni e misura CTR, conversione e revenue per cohort. Se vince una, scala; se perdono tutte, rivedi l'offerta. Non è l'inbox il nemico: è l'assenza di un piano. Piccoli esperimenti intelligenti riportano l'email marketing dove merita: nel motore delle vendite. Calcola il costo per acquisizione via email e confrontalo con altri canali; spesso è più basso. Sii paziente ma metodico: i risultati arrivano se misuri e iteri.
Se la tua email non viene aperta, spesso il problema sta nella riga oggetto: monotona, troppo commerciale o troppo criptica. Per tornare a vendere non serve magia, serve un oggetto che promette valore, scatena curiosita e resta umano. Troverai qui formule semplici e ripetibili che funzionano su pubblico reale senza sembrare spam.
Prova queste formule: Curiosita: "Hai visto questo prima?" — Beneficio diretto: "Raddoppia i risultati in 7 giorni" — Scarsita: "Ultimi 10 posti disponibili" — Prova sociale: "300 aziende gia usano questo" — Personalizzazione: "Marco, un consiglio per il tuo profilo". Adatta tono e lunghezza al canale e al pubblico.
Non improvvisare: A/B test ogni versione su piccoli segmenti e misura open rate e CTR prima di scalare. Se cerchi strumenti o un boost per aumentare visibilita della lista, puoi visitare affidabile Instagram followers per capire come funzionano le promozioni e scegliere un piano di prova pratico.
Ultimo consiglio pratico: evita parole taboo come gratis, compra ora o urgente e cura anche l anteprima testo: e quella spesso decide l apertura. Cambia una parola, osserva i numeri e ripeti: la crescita arriva dai piccoli miglioramenti continui.
Smetti di sparare a salve: invia meno e fai sentire ogni email come se fosse stata scritta per quella persona. Segmentare non è un lusso per grandi brand, è un dovere per chi vuole che ogni invio lavori per convertire. Non servono centinaia di tag complessi per iniziare, serve criterio e pochi segmenti ben definiti.
La buona segmentazione migliora tre cose che contano: tasso di apertura, click e rapporto tra spesa e ricavo. Parti dai comportamenti reali: chi ha comprato, chi ha cliccato su una specifica categoria, chi non apre da tempo. Usa questi segnali per ridurre il numero di invii e aumentare la pertinenza di ciascuno.
Set di segmenti rapidi e profittevoli:
Implementazione pratica: crea tre flussi in una settimana — onboarding per nuovi iscritti, nurturing per attivi, riattivazione per inattivi — e misura open, click e ricavi per segmento. Personalizza oggetto e prima riga con variabili semplici, testa solo una cosa alla volta e lascia che i numeri decidano. Risultato: invii più corti, meno sprechi, più vendite. Provalo per 30 giorni e vedrai che l'email fatta con criterio torna a essere la tua arma segreta.
Metti in piedi automazioni che funzionano davvero e tutto il resto diventa contorno: la differenza tra una casella vuota e una che genera vendite e rapporto con il cliente sta nella sequenza e nella persona dietro i testi. Non servono magie: servono regole chiare, timing intelligente e un pizzico di personalita.
Parti dal Welcome immediato: email entro 10 minuti che ringrazia e orienta, seconda email dopo 48 ore con social proof e best seller, terza email dopo 5 giorni con guida all uso o un piccolo incentivo. Ogni messaggio ha un unico obiettivo chiaro e una CTA visibile. Personalizza con nome, primo prodotto visto e trigger di fonte.
Non trascurare il Carrello abbandonato: primo reminder a 1 ora, secondo a 24 ore con immagini del carrello, terzo a 72 ore con offerta limitata. Prova soggetti diversi: curiosita, urgenza, prova sociale. Usa sequenze diverse per utenti nuovi e per clienti abituali.
Il Post-acquisto e il percorso verso il riacquisto sono oro puro: conferma ordine immediata, email di utilizzo o styling il giorno dopo la consegna stimata, suggerimenti complementari a 7 giorni e richiesta di recensione a 14 giorni. Le raccomandazioni dinamiche aumentano il tasso di cross sell senza sembrare invadenti.
Infine misura e itera: segna metriche semplici come revenue per contatto, conversione delle sequenze e CLTV. Segmenta utenti non attivi oltre 90 giorni e lancia un flusso di riattivazione con offerte testate. Mappa le tue automazioni su carta, lanciale e lascia che lavorino mentre guardi le stelle.
È facile innamorarsi del tasso di apertura: ti regala numeri alti e dopamine. Peccato che l'apertura sia spesso solo un'indicazione superficiale (immagini bloccate, anteprime, apple pixels). Se vuoi che la tua email porti soldi, misura il valore che entra in cassa, non la curiosità che genera.
La metrica che conta è il revenue per invio (RPI o RPE): ricavi generati dalla campagna diviso il numero di email inviate. È semplice e brutale: una campagna con open 40% e RPE €0,10 fa meno danni di una con open 15% e RPE €0,40. Combina RPE con conversion rate e AOV per capire perché.
Come operare subito: traccia con parametri UTM e attribuzione sul checkout, collega il tuo ESP al CRM/e-commerce, assegna revenue alla singola campagna. Scegli una finestra di attribuzione sensata (48-72h o più per prodotti con ciclo d'acquisto lungo).
Non fidarti dei test basati su open: fai A/B che ottimizzano RPE o lift incrementale usando gruppi di controllo. Testa subject, preview, contenuto e, soprattutto, segmento: spesso la stessa email vende molto di più su una nicchia rispetto a tutta la lista.
Piccola checklist pratica: pulisci la lista, segmenta per valore/recency, usa offerte personalizzate, re-ingaggia o elimina i freddi e misura LTV oltre al singolo invio. Se cambi il tuo KPI e inizi a punire le vanity metrics, vedrai le vendite tornare — promesso, con un pizzico di ironia.
Aleksandr Dolgopolov, 08 January 2026