Non serve un ring per far capire chi vince: performance e brand infatti non si annullano, si moltiplicano. La verita è che giocano su tempi diversi ma sullo stesso campo: uno accelera i risultati misurabili oggi, l altro costruisce la fiducia che rende quei risultati piu stabili domani. Quando impari a farli comunicare, smetti di sprecare budget e cominci a creare effetti a catena.
Pratico e creativo: usa campagne di conversione per raccogliere segnali utili (keyword, creativi che funzionano, segmenti che comprano) e riversali nelle iniziative di brand. Allo stesso tempo sfrutta asset di brand per abbassare il costo per acquisizione: un volto familiare aumenta il tasso di conversione anche quando l offerta e fredda. Semplice regola da ricordare, ma difficile da mettere in pratica senza test strutturati.
Per orientarti prova questa mini checklist di leve che lavorano insieme:
In concreto: pianifica calendario integrato, imposta metriche miste (CPM per brand, CPA per performance), e costruisci esperimenti che misurino l effetto cumulativo. Non e una guerra: e una coreografia dove vincono tutti se la metti in scena con metodo.
Basta bla‑bla: la regola 60/40 è uno strumento pratico, non un dogma. Metti il 60% del budget su performance che misurano vendite, lead e metriche immediate (search, retargeting, campagne conversion). Destina il 40% alla costruzione del brand: creatività di qualità, video upper‑funnel, PR e contenuti che aumentano l’’awareness e riducono il costo per conversione nel medio termine. Così non rincorri solo il click del giorno, ma costruisci valore che scala.
Regole semplici da applicare subito:
Dettagli operativi che funzionano: in fase di lancio dai spazio ai test A/B sui formati creativi e dedica i primi 4‑6 settimane a raccogliere dati significativi; poi scala le varianti vincenti. Mantieni un small control group (10% della popolazione target) per misurare uplift brand e adatta l’attribuzione: non farti ingannare da finestre di attribuzione troppo corte. KPI da monitorare insieme: CPA e ROAS per performance; ad recall, view‑rate e search lift per brand.
Checklist finale: ottimizza creatività ogni 2‑3 settimane, sincronizza promozioni tra team brand e performance, e mantieni una riserva budget per opportunità real‑time. La 60/40 è utile quando è viva: rivedila ogni trimestre, non incollarla al muro come un decalogo sacro. Sperimenta, misura, ripeti — così fai volare entrambi.
La creativita che piace a marketer furbi non sceglie tra vendere oggi o costruire domani: mette entrambe le cose in una sola storia. Punta su un nucleo visivo riconoscibile, un messaggio chiaro per la conversione immediata e un tratto distintivo che diventa mascotte mentale. Risultato? Click adesso, ricordo domani.
In pratica lavora con layer sovrapposti: headline tagliente per la CTA, visual che ripete un segnale distintivo e microcopy che spinge allazione ma non sacrifica tono. Usa lo stesso asset in versioni corte e lunghe, crea un jingle o uno stacco grafico che funziona in tutte le piattaforme, e automatizza le varianti con script creativi semplici.
Non serve reinventare tutto: trasforma un video rapido in serie, aggiungi un little logo moment o un gesto coreografico riconoscibile. Se vuoi ispirazione e strumenti pronti prova il miglior pannello SMM per distribuire facilmente varianti su canali diversi mantenendo coerenza e performance.
Misura con doppia lente: KPI di performance per capire cosa vende oggi (CVR, CPA, ROAS) e metriche proxy per capire cosa costruisce valore nel tempo (ricerca brand, frequenza di visualizzazione, engagement ripetuto). Imposta test con gruppi di controllo per vedere l effetto spillover tra conversione diretta e memoria di marca.
Checklist rapida: 1) definisci asset distintivo, 2) scrivi microcopy orientata alla conversione, 3) scala varianti mantenendo coerenza. Itera ogni settimana, tieni la creativita leggera e pronta a cambiare. Con questo approccio la creativita diventa investimento che paga subito e continua a crescere.
Non basta misurare tutto e sperare che qualcosa decolli. Per far convivere ROAS, lift e share of search serve un vocabolario comune: trasformare ogni metrica in un valore comparabile, scegliere finestre di attribuzione condivise e definire un baseline unico. Solo cosi la squadra performance puo prendere decisioni rapide senza tradurre numeri ogni volta che arriva il team brand.
Partire dai dati grezzi significa integrare traffico, vendite e ricerche di marca in un unico layer. Converti il lift in percentuale rispetto al baseline, normalizza il ROAS su tempi coerenti e esprimi lo share of search come indice di visibilita relativo al periodo della campagna. Questi piccoli aggiustamenti evitano disallineamenti e conflitti sulle priorita.
Il cruscotto ideale mette insieme trend, segmenti e segnali di avvertimento: score composito per priorita, alert se il ROAS scende sotto soglia ma lo share of search sale, e filtri per canale e audience. Per chi vuole gia una soluzione pronta per sperimentare puoi dare un occhiata a Facebook boost garantito e prendere ispirazione su come visualizzare questi KPI in modo semplice e operativo.
Infine un piano operativo in tre mosse: testare con A B o geo lift per isolare impatto brand, usare lo share of search come sentinella della domanda e regolare spend per massimizzare il ROAS senza sacrificare la notorieta. Con queste regole le metriche non si parlano solo tra loro, ma danno voce a una strategia unica che fa volare conversioni e brand insieme.
Partiamo dal concreto: pensa la campagna come una mini customer journey a tappe, non come un unico colpo di martello. La prima tappa serve a far conoscere il brand con contenuti narrativi e video brevi, la seconda a generare interesse con post approfonditi e lead magnet, la terza a spingere verso conversione con case study e demo. Ogni tappa ha formati preferiti su LinkedIn e KPI diversi.
Una sequenza pronta alluso funziona così: 1) Awareness con Sponsored Content e video per 7 14 giorni su target amplio. 2) Engagement con post e Conversation Ads mirati a chi ha interagito nei 14 giorni precedenti. 3) Conversion con Lead Gen Forms o messaggi diretti a chi ha visto i contenuti chiave negli ultimi 30 giorni. Imposta finestre temporali chiare, frequenza massima e pubblico di esclusione per evitare cannibalizzazione.
Non dimenticare il testing: metti subito in campo un A B che confronti creativa, titolo, e call to action su due segmenti simili. Misura CTR, tempo di visualizzazione video, tasso di compilazione form e CPL per ogni step. Budget iniziale suggerito: 50 percento per awareness e 50 percento per performance, poi rialloca in base ai risultati. Documenta le ipotesi e lascia sempre spazio a una seconda iterazione rapida.
Infine il retargeting pratico: segmenta in finestre 1 7, 7 30 e 30 90 giorni e mostra creativi progressivi: storytelling, prova sociale, offerta. Usa matched audiences e lookalike solo dopo aver validato le seed audience. E ricordati, la magia non esiste senza test: lancia, osserva, correggi e scala.
Aleksandr Dolgopolov, 07 January 2026