Hai presente il mantra "performance oppure brand"? E un cimelio degli anni Novanta: media planning a compartimenti stagni, creativi in una stanza e analyst in un altra. Ricordi le campagne fatte di spot TV e manifesti? Quelle regole non valgono piu. Il digitale ha abbattuto i confini: oggi si puo misurare tutto senza perdere personalita.
La verita pratica e semplice: performance non e fredda e brand non e solo storytelling lento. Con primi party data, pixel ben impostati e analisi coerenti si possono realizzare test A/B sulle creativita che spingono conversioni e aumentano la ricordabilita. Integra metriche come CTR, CPA e brand lift; collega attenzione e vendite nei report per capire cosa scala davvero.
Test creativo: lancia varianti brevi con hook forti e misura quale mantiene attenzione e converte; Segmentazione: crea layer di pubblico e adatta il messaggio mantenendo elementi visivi costanti; Budget dinamico: dedica una parte al performance e una al test creativita, poi trasferisci budget verso gli asset che generano sia valore immediato sia memoria di marca. Ogni iterazione deve avere ipotesi chiare e metriche condivise.
Non e magia, e design sperimentale. Parti con un esperimento di quattro settimane, misura vendite, recall e incrementality, poi adatta. Smetti di scegliere per forza e comincia a progettare campagne che vendono e restano nella testa: il marketing efficace oggi e multistrato, piu preciso e anche piu divertente.
Pensa al 60/40 come a un laboratorio dove due reattori lavorano insieme invece che in stanze separate. Assegna il 60% a iniziative che costruiscono visibilita e preferenza, il 40% a leve che spingono allazione, ma progetta flussi comuni: creativita che parla la stessa lingua, audience che si alimentano a vicenda e segnali di comportamento condivisi. Il trucco e trasformare la percentuale in un meccanismo fluido, non in un muro.
Operativamente, metti a terra formati diversi ma coerenti. Video emozionali e short content per la parte alta, case study, social proof e offerte mirate per la parte bassa. Prevedi una ladder creativa: messaggi soft per conquistare attenzione, poi versioni piu persuasive per chi ha gia interagito. Imposta ritmi di refresh periodici per evitare stanchezza e mantieni regole di frequency cap per non pestare i piedi al potenziale cliente.
Misura pensando in termini di viaggio, non di silos. Combina metriche di reach e lift con CPA e ROAS, usa segmenti di controllo per capire lincrementalita e attiva semplici regole di riallocazione budget quando i segnali cambiano. Sperimenta spostamenti automatici tra upper e lower basati su performance realtime: cosi riduci sprechi e acceleri i risultati senza perdere il brand building.
Pronto per partire? Definisci audience e segnali di interesse, mappa la sequenza creativa, allinea finestre di attribuzione e KPI e abilita regole di budget dinamiche. Con questa versione furba del 60/40 ottieni doppia efficacia: piu brand equity e piu conversioni, nella stessa campagna e nello stesso ciclo.
Creatività che converte non è una magia segreta: è il risultato di poche regole chiare. Parti da un'idea forte che comunica il beneficio in modo immediato, poi declinala in vari formati. Meglio essere chiari che troppo clever: il messaggio deve apparire nei primi 3 secondi, il visual deve guidare lo sguardo verso la proposta e il brand.
Costruisci un sistema modulare di asset: versioni verticali, orizzontali, thumbnail con testo, varianti senza musica, e clip da 6, 15 e 30 secondi. Mantieni elementi di brand costanti come colore, tono e logo, ma sperimenta la copy e il primo frame. Lavorando per varianti si ottiene velocità di apprendimento e risultati misurabili.
Adatta il messaggio al funnel: emozione e riconoscibilità per l'awareness, prova sociale e beneficio per la consideration, call to action chiara e offerta per la conversione. Una buona ricetta: apertura emotiva, prova concreta, e azione. Testa versioni con e senza prezzo, con e senza testimonial: i numeri ti diranno quale equilibrio funziona.
Misura a livello creativo, non solo campagna: traccia CTR, CPC e conversion rate per ogni variante, ma valuta anche la brand lift quando possibile. Metti un KPI principale per ogni asset, ferma ciò che non performa e reinvesti sui vincenti. Non confondere vanity con valore e usa i dati per alimentare la creatività successiva.
Consegna al team o all'agenzia questa mini checklist: big idea chiara; formati multipli pronti per l'uso; hook nei primi 3 secondi; logo e brand cue presenti; test A/B già programmati. Così la creatività serve il brand e raggiunge le metriche che contano. Puoi avere entrambi, basta progettare per vincere.
Non serve scegliere tra caccia al conversion e costruzione di reputazione: serve una coreografia che sappia dove mettere i soldi e quando accendere i freni. Parti da una regola pratica, non da dogmi: assegna una quota fissa al brand che lavori sempre come base (visibilità, memorabilità, costante percezione di marca) e una quota dinamica al performance che andrai a pescare e spingere quando i segnali di mercato lo chiedono.
Un punto di partenza concreto è 60/40 (brand/performance) per marche in crescita, oppure 70/30 se il focus è awareness o la categoria è molto stagionale; per challenger brand puoi invertire a 40/60 per accelerare vendite e test. L'importante è mettere per iscritto la logica: quando sale il CPA, agisci sul performance; quando scende la share of voice, rinforzi il brand.
Il timing è il vero segreto: mantieni il brand always-on con creative refresh ogni 2–4 settimane, e usa il performance in flighting breve (1–3 settimane) con budget incrementali nelle finestre migliori. Pianifica spike pre-lancio o durante promozioni, ma non spegnere mai la base; così la performance trova un terreno fertile e il ROAS non è costretto a giustificare tutto da solo.
Misura su due livelli: KPI performance (ROAS, CPA) e KPI brand (recall, search uplift). Metti in piedi holdout o test incrementali per separare effetto brand da performance. Regola budget con regole semplici: sposta al massimo il 10–15% del totale a settimana e proteggi sempre una soglia minima per il brand. Così il ROAS torna al suo posto senza spegnere la notorietà: più ordine, più risultati e meno drammi in riunione.
Misurare senza litigare è possibile: iniziate parlando lo stesso linguaggio. Scegliete un KPI Northstar condiviso — quello che mostra se la campagna spinge davvero la crescita — e poi declinate i KPI secondari come guardrail per non cannibalizzare il brand. Quando commerciale, creativo e l'analista usano la stessa bussola, spariscono le scuse e arrivano le decisioni veloci.
Progettate i test incrementali come esperimenti veri: segmentazione pulita, gruppi di controllo e finestra di misurazione rigorosa. Definite ipotesi chiare, dimensione campionaria e livello di significatività prima di lanciare: misurare lift percentuale su conversioni, revenue per utente o sentiment vi dirà cosa vale davvero. Ricordate che un piccolo lift costante è preferibile a un picco volatile che non regge al tempo.
Infine, stabilite regole di ingaggio: una dashboard condivisa, report settimanali e una rituale stand-up per allineare ottimizzazioni creative e budget. Se un canale porta lift e salva il brand, scala; se ottieni lift ma perdi equity, modifica creative e frequenza. Con KPI comuni, test incrementali e attenzione al lift, la campagna smette di essere un ring e diventa invece un motore che fa girare sia performance sia brand.
Aleksandr Dolgopolov, 04 January 2026